Le
basiliche paleocristiane, le torri di avvistamento e intere
città fortificate come Otranto sono
solo alcune delle tracce di un medioevo sempre affascinante
e misterioso.
Il barocco leccese, col suo messaggio di
fastosità, fantasia e libertà, incanta tanto
a Lecce quanto in provincia sulle facciate
delle chiese e sui portoni e i balconi dei palazzi signorili.
Miracolo irripetibile nato dalla perizia di scultori e artigiani
della tenera pietra leccese.
I molti musei presenti nel capoluogo e in altre città
custodiscono le testimonianze delle molte civiltà e
culture succedutesi su questa terra, da quella preistorica
a quella contadina pre-industriale, nonché capolavori
d'arte più e meno noti ma non sempre apprezzati come
meritano.
Per le strade e nei mercati, infine, trionfano oggi come in
passato le arti "povere" come quella unica al mondo
della cartapesta, o quella della lavorazione della pietra
leccese e della terracotta.
Difficile
rendere l'idea di quanto importante sia il barocco per la
vita e l'aspetto della città di Lecce e per molti altri
importanti centri del leccese. Né l'appellativo "Firenze
del sud" serve a spiegare il significato del
barocco nel Salento.
Il termine "barocco" fu coniato dalla critica del
'700 per indicare uno stile che si riteneva astruso, strano,
superlativo del bizzarro, ma che ebbe come caposcuola Bernini,
Borromini, Pietro della Cortona…
Il periodo che va dalla fine del cinquecento all'inizio del
settecento rappresenta l'epoca di maggiore splendore per Lecce
e per il Salento, che si arricchisce di numerosi palazzi ed
edifici sacri la cui architettura si rende unica per l'esuberanza
decorativa e la reinterpretazione delle tradizioni locali.
Infatti nel Salento è presente un barocco singolarissimo
nel senso che non esiste un barocco, ma dieci, cento barocchi
che fanno riferimento, con le loro sottili differenze e peculiarità,
allo stesso stile sovrano.
Grazie all'ingegno e all'eclettismo di molti nobili artisti
che riuscirono in maniera insuperabile a ricavare dalla pietra
locale, più che morbida, monumenti grandiosi, il barocco
leccese diede vita ad una nobile civiltà che ancora
oggi si specchia in questi monumenti.
Il
messaggio del barocco è nell'immagine:
i potenti (nobiltà, clero) affidano
all'arte la funzione di offrire l'immagine della loro grandezza,
un'immagine fastosa ed eloquente che vuole coprire i drammi
e le lacerazioni di una realtà ben diversa. Per questa
immagine e per le sue antiche tradizioni culturali, Lecce
è considerata da secoli la più nobile città
della Puglia.
Il
Barocco nacque a Lecce perché in città
sulla fine del cinquecento trovarono la propria sede gli ordini
religiosi dei Gesuiti, dei Teatini, dei Carmelitani,
dei Celestini, tutti provenienti da Roma e da Napoli
e quindi portatori del gusto, delle forme, delle decorazioni
e delle architetture del Rinascimento romano e di quello napoletano.
Ma a Lecce questo gusto trovò sviluppi assolutamente
originali in quanto seppe sfruttare la malleabilità
del tenero tufo locale, producendo facciate e altari di chiese,
conventi, cortili, palazzi, balconate e altri fregi improntati
allo stile barocco.
In effetti la pietra leccese, riconoscibile
per il suo colore giallo quasi come il miele, è così
tenera e compatta da poter essere lavorata con la pialla,
l'accetta, il bulino e lo scalpello ed ottenere quindi tutte
le forme e figure che la fantasia di un artista e' in grado
di progettare. Per di più la scultura, una volta esposta
all'aria e al sole, diventa dura e resistente come il marmo
e assume un colore dorato caratteristico.
Verso la metà del XVII secolo poi, a Lecce emerse
la figura del vescovo Luigi Pappacoda, al quale si deve buona
parte dell'attività propulsiva che portò all'affermazione
prepotente del barocco leccese. Pappacoda ebbe il merito di
coordinare le iniziative degli ordini religiosi, i quali finanziarono
in quegli anni molte importanti opere architettoniche.
Tra le personalità artistiche che diedero vita e impulso
all'esperienza barocca nel Salento vanno ricordati Gabriele
Riccardi che, con Antonio Zimbalo, rappresenta una corrente
ancora legata al classicismo cinquecentesco; Giuseppe Zimbalo,
noto per la sua originale vena naturalistica; Cesare Penna,
scultore elegante e sensibile; Giuseppe Cino che, sfruttando
i temi e lo stile dello Zimbalo, ne ingentilì le forme.
Gli artisti del barocco leccese, soprattutto nel XVII secolo,
furono in buona parte scultori, abili decoratori e carpentieri.
In una parola: artigiani, portatori di tecniche e modi di
operare ancora legati alla tradizione medievale.
Per l'osservatore, l'architettura di base passa in secondo
piano rispetto all'esuberanza ornamentale: le decorazioni
negli edifici leccesi risultano concentrate sulle facciate,
nei cortili, sui balconi mensolati. Una esuberanza decorativa
che solo la pietra leccese poteva permettere.