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Gallipoli - Bed and Breakfast "LA CASA DEL MARE"
B&B Gallipoli Vecchio - La Casa Del Mare

 

   
TRADIZIONI

LA TARANTA

Anticamente si pensava che nei campi di grano si annidasse un pericoloso aracnide comunemente chiamato "tarantola" (o "taranta" nel Salento). Durante il periodo della mietitura, le raccoglitrici di grano erano dunque esposte al morso velenoso di questo fantomatico animale.
Quando si riteneva che una ragazza fosse stata morsa dalla taranta si accompagnavano nella sua casa dei musici, i quali con tamburelli, violini, organetti ed altri strumenti davano vita ad un ritmo frenetico con lo scopo di far ballare, cantare e sudare la ragazza fino allo sfinimento. Si credeva infatti che, mentre la vittima ballava per giorni, come per telepatia, anche il ragno soffrisse e si consumasse fino a scoppiare. L'esorcismo di questa presunta possessione culminava perciò con la morte della taranta.

Il ballo della "tarantata" si suddivideva di solito in tre fasi: prima la donna si trascinava al suolo e batteva mani e piedi al ritmo della pizzica; poi si alzava, saltellava e danzava disegnando ampie figure con le braccia, con l'aiuto di un fazzolettone colorato; alla fine cominciava a barcollare fino a crollare al suolo esausta.
L'esorcismo poteva avvenire nella pubblica piazza o in casa, e alla ragazza "pizzicata" si univano spesso altri uomini e donne ad accompagnarne la danza smaniosa. Molto famoso e studiato era l'esorcismo collettivo che aveva luogo nella cappella di San Paolo a Galatina, durante la festa patronale dei S.S. Pietro e Paolo. Qui convergevano da tutta la Puglia carri carichi di ragazze che si ritenevano possedute e accorrevano ad implorare la grazia al santo.

Il periodo delle tarantate era naturalmente quello estivo, ma via via che il fenomeno e la musica entravano nel folklore salentino, la pizzica cominciò ad essere suonata, cantata e ballata tutto l'anno in ogni occasione pubblica o festiva. Alle "tarantate" si sostituirono ragazze in costumi folkloristici, esperte di questo ballo seducente.
Oggi, dopo secoli di attenzione critica e dopo un periodo di disinteresse, il tarantismo è nuovamente oggetto di numerosi studi multidisciplinari ad opera di insigni sociologi e psicologi. Alcuni di essi hanno distinto la pizzica originaria e "terapeutica" da stili affermatisi parallelamente come la "pizzica te core", tipica delle feste e finalizzata spesso al corteggiamento, e la "pizzica-scherma" in cui i ballerini si sfidano in un duello immaginario mimando i gesti dello spadaccino.

LA TARANTA

Nata dal rito pagano dell'esorcismo delle "tarantate", la pizzica ha progressivamente acquisito autonomia come forma ritmica e musicale, e soprattutto come fenomeno popolare. Mentre il tarantismo si estingueva col mutare della società, la pizzica ha continuato a segnare il folklore salentino e a soddisfare spesso ancora oggi proprio quei bisogni per i quali era nata: l'affrancamento dalle frustrazioni, la liberazione del corpo, il corteggiamento e la seduzione.
Dop o una fase di declino, la pizzica è oggi nuovamente all'attenzione di tutti, riscoperta dagli studiosi, dai salentini, dai turisti, dai giovani che l'avevano bollata come "musica folk" ma ne hanno riscoperto il significato e il fascino, fino a farla diventare una moda vera e propria.

Difficile, in questi ultimi anni, individuare una festa o una sagra, specie nel periodo estivo, che non comprenda l'esibizione di gruppi di suonatori e ballerini di pizzica nelle sue varianti ("pizzica te core", "pizzica-scherma"…). Ancor più difficile elencare perciò le manifestazioni di rilievo che rinnovano il fascino di questo ritmo e di questa danza: a Melpignano, Acaja, Torrepaduli, Galatina hanno luogo alcune delle rassegne più importanti, alle quali accorrono turisti e curiosi da tutta Italia per confrontarsi con gli esperti musicisti (tamburellisti, violinisti, chitarristi, suonatori di cupa cupa…) e ballerini del Salento. Ma nel corso dell'estate salentina i gruppi più famosi sono chiamati ad esibirsi in moltissime altre feste e concerti.

Secondo molti studiosi, la pizzica salentina è la versione più antica e originale della tarantella, che conosce celebri varianti nel Napoletano e in Sicilia. Ma proprio nel Salento la tarantella è tuttora più viva che in qualsiasi altro luogo.

LE SAGRE

Con la sagra, la festa si sposta sulle tavole, non quelle private delle case ma quelle pubblicamente imbandite nelle piazze e ricoperte dei cibi e degli alimenti più tipici della squisita tradizione gastronomica salentina.
Quasi ogni comune vanta la sua sagra, solitamente dedicata ad una pietanza o anche ad un frutto o altro alimento caratteristico della zona. Alcune di queste feste hanno radici antichissime, che si confondono con le origini stesse del paese che le ospita. E' il caso della imponente sagra "te la municeddha" (ovvero della chiocciola) di Cannole, paese che già nel nome evoca questo mollusco commestibile, prelibato per alcuni e repellente per altri.

In altri luoghi si celebrano l'anguria, l'uva, l'oliva, la melanzana… tutti frutti della terra fondamentali nella dieta delle popolazioni del Salento, che rivestono tuttora un ruolo importante sulle tavole dei salentini.
Altrove si offrono invece piatti tipici, deliziosi quanto semplici e genuini, come la frisella, la bruschetta, la pittola o le polpette. Si tratta di pietanze che solo oggi vengono scoperte gradualmente anche dai turisti e stanno diventando oggetto di un vero e proprio turismo gastronomico.

In ogni sagra il cibo è offerto gratuitamente o quasi, naturalmente condito con abbondanti provvigioni della bevanda salentina per eccellenza: il vino rosso. L'ottimo vino locale ha ovviamente anche la sua festa dedicata, che si tiene ogni anno a Carpignano.
La piacevole tradizione delle sagre di paese non accenna a declinare e, anzi, si arricchisce costantemente di nuovi appuntamenti, sempre più gremiti di pubblico e curiosi e sempre più spesso contornate da altre manifestazioni folkloristiche e dai ritmi della musica popolare.

Ciascuno degli oltre cento paesi, grandi e piccoli, della provincia di Lecce vanta la sua festa patronale, celebrata ogni anno, spesso con sforzi economici e organizzativi inimmaginabili. In molti paesi le ricorrenze fatte oggetto di culto e festeggiate con particolare fervore sono ben più di una. Si tratta di feste che, quasi sempre hanno radici antichissime e significati a metà strada fra il sacro ed il profano, condite con riti ed eventi peculiari della realtà locale.
Alcuni tratti sono comuni a tutte queste festività, come le luminarie montate per le vie del centro, uno dei fattori più importanti di una festa, fondamentale per valutarne l'importanza e la ricchezza anche rispetto alle altre.

Quella di addobbare le strade e le piazze con rutilanti coreografie di luci colorate è un'usanza che permane solo in alcune aree del meridione, e che trova proprio nel Salento alcuni degli esempi più sorprendenti: a cominciare dalla festa di Sant'Oronzo, patrono di Lecce, passando per le ricorrenze di San Giuseppe da Copertino (appunto a Copertino), i Santi Medici e il Crocefisso a Nardò e Galatone, San Pietro e Paolo a Galatina, per finire con l'eccezionale festa di San Rocco a Torrepaduli, dove lo sforzo coreografico, organizzativo ed economico raggiunge livelli impensabili. Torrepaduli è infatti una piccola frazione del comune di Ruffano, dove a ferragosto si festeggia il santo patrono addobbando l'intero centro abitato, convocando importanti bande musicali, e dove convergono da tutto il salento gruppi più o meno spontanei di suonatori e ballerini della tarantella locale, la pizzica. Torrepaduli è in effetti una delle località storicamente più significative per questa ed altre danze popolari, come la celebre e misteriosa "danza delle spade", in cui due ballerini si fronteggiano con movenze che richiamano appunto quelle di un duello, e mimano i fendenti con le mani.

Anche a Galatina, in passato, la Festa di San Pietro e Paolo era fortemente caratterizzata dal richiamo al tarantismo, perché da ogni dove accorrevano gruppi di "tarantolate" a chiedere la grazia e la guarigione presso la chiesetta di San Paolo. Come in ogni luogo una festa religiosa si arricchiva perciò di miti e rituali pagani.
Le feste religiose salentine appaiono oggi come pietanze riccamente farcite con ingredienti talvolta in contrasto fra loro, come la musica sinfonica delle bande accostata a quella popolare dei gruppi folk, o a quella pop; come le fiere o le mostre mercato accostate a lunghe, sontuose e variopinte processioni che nelle località costiere si svolgono spesso in mare, a bordo di barche; come le giostre, le bancarelle, gli imbonitori di piazza e i fuochi artificiali.
A questi ingredienti "classici" ogni paese e ogni realtà locale aggiunge le sue tradizioni e costumanze particolari che sarebbe impossibile elencare qui, ma che si possono scoprire solo attraverso una "full immersion" nel clima gioioso, frenetico e a volte caotico della festa.

 
 
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